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associando dunque la chiesa alla presenza di un monastero femminile un tempo adiacente al sito sacro. 
Lo storico aronese Medoni, nel secolo scorso, informa della presenza della comunità monastica nel secolo XVI grazie a due documenti notarili che attestano esserne badessa Pellegrina de Cojro nel maggio del 1530 e nel febbraio 1546.
 E' lo stesso Medoni a precisare che il monastero era intitolato alla Visitazione confortato anche dalla presenza all'interno della chiesa di un affresco raffigurante la visita di Maria Vergine a Maria elisabetta.
Dell'edificio che ospitò la comunità monastica non restano che "cementi ammucchiati e rottami, poco sotto il terreno", come lo stesso Medoni scrive.
 Da studi condotti sulle carte dell'abbazia dei Santi Felino e Gratiniano, Carlo Manni e Luciano Galli documentano l'esistenza della chiesa già nell'anno 1329, accreditando di fatto la stima avanzata dal Medoni il quale riscontra nelle fattezze del monumento "l gusto e l'architettura del secolo XIII o XIV al più". Nonostante la dedicazione del monastero alla Visitazione, la chiesa deve la propria denominazione all'acqua che un tempo fluiva ininterrottamente dal terreno sottostante incanalata per un breve tratto in una cantina sotto la chiesa stessa fino a sgorgare sul lato posto a sud-est dove alimentava un lavatoio.
La falda cui la sorgente attingeva soffre oggi degli aumentati pescaggi idrici, così ormai da sette anni non scaturisce più acqua, ma rimane appeso ad una catenella un vecchio mestolo a suscitare lontane immagini di viandanti dissetati dalle sue fresche acque.
Una leggenda ancora viva nella memoria dei dormellettesi vuole che la sorgente scaturisca direttamente dai piedi della Madonna raffigurata all'interno della chiesa: secondo questa credenza popolare, durante una pestilenza ci fu un periodo di siccità tale che tutti i pozzi si prosciugarono, ma la sorgente rimase miracolosamente attiva; grati alla Vergine per il prodigioso intervento dei fedeli avrebbero intitolato la chiesa alla Madonna della Fontana.
 L'edificio è oggi visitabile per un solo giorno l'anno, la prima domenica di luglio, in occasione della festa che tradizionalmente i fedeli dedicano alla Madonna della Fontana. Chi vi partecipasse avrebbe allora l'occasione di ammirare nello spazio raccolto del monumento delle opere significative.
All'interno, sopra l'altare, un piccolo affresco ritrae la Madonna con Gesù Bambino in braccio inserito in un'ancona lignea di epoca forse posteriore (1706?), sovrastata da due angeli anch'essi scolpiti nel legno, come anche la statua della Madonna Assunta tra angeli e puttini. Sempre sulla stessa parete, più in basso rispetto alla statua, si osserva la Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta ed a suo marito Zaccaria. Due scritte illustrano la scena: "Intravit Maria in domu Zachariae"; "ut audivit salutationem Mariae Elisabet" (Maria entrò nella casa di Zaccaria; come Elisabetta udì il saluto di Maria).
Il dipinto che si trova sopra l'ancona mostra la Crocifissione: l'autore, cinquecentesco, è ignoto, ma dai costumi che vestono i soldati romani dovrebbe essere stato eseguito durante la dominazione spagnola.
Infine, sulla parte sinistra, è dipinta una Annunciazione secentesta, con l'iscrizione: "Ave Garcia plena, Dominus tecum".
Su suppone che la chiesa e il monastero durante le pestilenze fossero adibiti a lazzaretto, fatto che sarebbe testimoniato dalla spessa intonacatura rilevata sulle pareti al modo in uso a quei tempi per disinfettare dal terribile morbo. Nascosto proprio dallo strato di intonaco che rivestiva le due pareti del presbiterio, durante i restauri condotti nel 1948, emerse un graffito ornamentale di pregevole fattura rinascimentale.
 Le meraviglie che celano le antiche mura della chiesa della Madonna della Fontana non finiscono qui: a pochi metri di distanza dalla fonte, inserita alla base dello spigolo del muro di fondazione della sacrestia, spicca un bianco parallelepipedo di pietra calcarea.
Da ricerche condotte sul particolare oggetto si è potuto stabilire che si tratta di un'ara romana priva del capitello e della base: le due facce visibili dell'ara mostrano infatti figure stilizzate scolpite a rilievo di significato rituale: sulla faccia destra si può riconoscere una "patera" (piatto romano dai bordi e dal piede rialzati), rappresentata da un circolo del diametro di 17,5 cm, con tre piccole offerte al suo interno; sempre in rilievo sulla faccia di sinistra, ma meno evidente appare invece a forma di un "urceus" (brocca con orlo trilobato) in posizione obliqua, capovolta a causa del riposizionamento dell'ara, lungo 18,5 cm, camuffato da due figurine umane di colorazione rossa ma di ingenua fattura di cui misteriose sono le origini e i significati.
 
Tratto da: "Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Dormelletto - Volume 19"
Provincia di Novara 2005